CROZZA E LA SATIRA DAL GUSTO ANTICO
Pubblicato il 7 Febbraio 2013
Che Crozza sia un imitatore di grande talento è indiscutibile, mai mi era capitato, però, di assistere a un uno scambio di identità come quello avvenuto a Ballarò, martedì 5 febbraio. Forse mancherà la giacca a doppio petto e qualche colpo di lifting qua e là, ma per il resto la mimesis che vede Crozza trasformarsi in Berlusconi è fedele e completa.
Nel gioco del Crozza cangiante non sono la sola a essere cascata; insieme a me c’è De Magistris che, perplesso, si chiede se le accuse di mala gestione del trasposto pubblico partenopeo gli siano mosse dal comico o dal politico. Insieme a me c’è Maroni che, con un grugno nascosto da un sorrisino poco convincente, rimane atterrito di fronte a Crozza che imita Berlusconi che imita Maroni.
Insomma, un gioco di ruoli degno di un film di Bergman dietro cui, tra una risata e l’altra, si celano sconfitte e imbarazzi del popolo e della classe politica italiana.
Gli antichi, pieni d’orgoglio, scrivevano «Satura tota nostra est» e in effetti, ogni martedì sera, sui piccoli schermi italiani sintonizzati su Raitre, al di là di ogni colore politico o parrucca sul capo del comico genovese, la parabola latina si compie, sempre più vera, sempre più attuale.
E poco importa se la campagna elettorale rischia di diventare ridicola e fuorviante, se c’è Crozza a “ridarci il resto”, anche i “simpatici tentativi di corruzione” si sopportano più docilmente.
